Mi rattrista dirlo. Ma non credo più nella serietà della politica in questo paese.

Sono stato in passato un fervente attivista di un piccolo partito di quello che all’epoca veniva definito come “centro-sinistra”, il Partito Repubblicano Italiano (PRI), fondato da Giuseppe Mazzini, che fu uno dei padri dell’unità d’Italia.

Credevo nella politica perchè credevo in un’idea di servizio. In altre parole credevo che la politica dovesse essere un modo per servire il proprio paese rendendolo più equo, più accessibile e adeguato ai bisogni dei suoi abitanti.

Credevo anche che la politica dovesse avere un fine di educazione civica nazionale e insegnare e coltivare il piacere e l’orgoglio di essere italiani.

E mi rattristo perchè negli ultimi anni quello che vedo accadere nei luoghi deputati al confronto politico non ha più nulla di tutto questo. I vecchi partiti sono ormai scomparsi (il PRI è forse l’unico rimasto) e i nuovi hanno ormai come mission la conquista e la spartizione del potere, anzichè la logica del servizio.

Lo squallore e la volgarità del confronto politico si estendono peraltro alla società intera la quale, mal-educata dai suoi rappresentanti (e non parlo soltanto di quelli che di volta in volta siedono al governo), ne ha ormai acquisito i mal-costumi e questo provoca a mio parere un generale e inevitabile degrado delle relazioni umane.

Lo so, è un quadro piuttosto deprimente. Ma il brutto è che è reale. Per questo motivo dico che non credo più nella politica.

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