Adoro il Natale. Non saprei dire esattamente il perchè. Ma credo che il vero motivo risieda nei ricordi dei Natali della mia infanzia. O forse nell’immaginario di Natali che in realtà non ho nemmeno mai vissuto.

Natale mi fa pensare alla neve che cade, alle vecchie copertine dell’Evening Standard illustrate da Norman Rockwell, al caldo di una stufa di maiolica, al respiro che si condensa e fa le nuvolette, alle cascate di ghiaccio, ai dolci fatti in casa, alle calze appese al camino, all’abete del giardino addobbato con frutta secca e giocattoli di legno e carta stagnola e fiocchi colorati.

Purtroppo di tutto ciò è rimasto ben poco, o quasi nulla. Ed è per questo motivo che appena posso cerco di fuggire la città per rifugiarmi in qualche posto dove il Natale è ancora quello della mia immaginazione. Anche se sfuggire al Natale commerciale diviene ogni anno più difficile (mi viene in mente Fuga dal Natale di John Grisham).

Come è possibile che per tante persone il Natale sia soltanto l’attesa di un nuovo telefonino, di una playstation, di un iPad, di un televisore più grande? E non parlo di bambini…

La cosa più triste del Natale? Un centro commerciale al pomeriggio della vigilia, quando tutti sono scatenati alla ricerca di un regalo dell’ultimo minuto, o di un dolce dal colore posticcio imbottito di creme dagli aromi sintetici, e con le facce affannate e rabbiose, trascinano carrelli stracarichi e bambini dallo sguardo smarrito.

Ma Natale è tanto altro di più. Prova a pensare a un Natale fatto di qualcosa di buono, di sincero, di semplice. Prova a pensare ad un dono che non costa nulla ma che può rendere felice la persona che lo riceve. Un atto, un pensiero, suvvia…un pò di fantasia…

Buon Natale.

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