Non spiega che cosa è il Bungabunga, non mette in guardia da perturbazioni meteo dai nomi di donna, non indugia sulle news di ordinaria violenza, non fa terrorismo psicologico sulle sorti del paese e del mondo, non pubblica interviste a escort o squartatori, nè si compiace di pubblicare immagini brutali. Non segue insomma il dictat imperante del sensazionalismo mediatico ad ogni costo.

Eppure è un giornale. Anche se alcuni a cui l’ho consigliato lo squalificano definendolo un giornale da vecchiette (pur non avendolo mai letto). E’ pubblicato da circa sessant’anni dai Frati Cappuccini e si chiama: Frate Indovino.

In origine fu un lunario, oggi è un mensile, impaginato come un quotidiano, che si autodefinisce: di cultura religiosa e popolare e che con garbo, pulizia di linguaggio e precisione riesce ad accompagnare il lettore alla scoperta di un mondo che, anche se è sempre più triste, ha ancora tanta bellezza da mostrare.

Un giornale che non traumatizzerà tuo figlio di sette anni se per caso gli capita tra le mani e che allo stesso tempo non lascerà a te un senso di sconforto e di ansia per il futuro dopo che avrai finito di leggerlo.

Semplice? Forse, ma certo non semplicistico. Non pubblicizza auto sportive, nè abiti sgargianti, nè gioielli; anzi a pensarci bene non pubblicizza proprio nulla se non il buon senso e il buon cuore. E’ addirittura sospetto come un giornale che non pubblicizza nullla possa essere sopravvisuto tanto a lungo.

A me piace leggerlo proprio per tutti questi motivi e mi piace sostenere con il mio abbonamento la causa di questi umili padri cappuccini.

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